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Ṣubḥ-i Azal
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Nacque in un sobborgo di mwbaTeheran, in una famiglia originaria del villaggio di Tákur, nella provincia di mwbqNur, nella regione persiana del mwbgMazandaran, e morì a mwbwFamagosta, nell'isola di mwcaCipro, dove era stato mandato in esilio dall'mwcqImpero ottomano nel mwcg1868.
Contents
• Morte
• Famiglia
• Opere
• Note
• Fonti
• Studi
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Biografia
Infanzia e giovinezza
A causa della prematura morte dei suoi genitori (sua madre morì alla sua nascita e suo padre nel mwew1839, quando aveva otto anni) si prese cura di lui Khadíja Khánum, la madre di mwfaBahá'u'lláhcite-ref-1[1].
Secondo testimonianze dei suoi famigliari, fu un bambino tranquillo e molto gentile.cite-ref-2[2] Trascorse la sua infanzia a Teheran, passando l'estate nel villaggio di Tákur, seguendo una tradizione di famiglia. mwhgArthur de Gobineau racconta che, giunto all'età di cinque anni, la sua matrigna lo mandò a scuola, ma egli rifiutò di restarvi più di tre giorni, poiché il maestro l'aveva picchiato con un bastone.cite-ref-3[3] Imparò la lingua persiana e fu un assai buon calligrafo, ma non gli piaceva la lingua araba.
Nel mwja1844, all'età di circa quattordici anni, divenne un seguace del mwjqBáb,cite-ref-4[4] fondatore del mwkgBábismo (o fede babi) (persiano: بابی ها = Bábí há), che gli diede diversi titoli, come: Thamaratu l-Azaliyyah ("Frutto dell'Eternità") e Ismu l-Azal ("Nome dell'Eternità"). Gli Azali lo chiamarono Hadrat-i Azal ("Santità dell'Eternità") e Ṣubḥ-i-Azal ("Aurora dell'Eternità"). Quest'ultimo titolo (il suo più conosciuto) figura nei mwkwHadith-i Kumayl,cite-ref-5[5] il Bab lo cita nel suo libro intitolato mwmaDala'il-i Sab'ih (mwmqLe Sette Prove). Gli Azali interpretano questa citazione come una citazione di Mírzá Yaḥyá e, così lo appellarono e lo chiamano anche i Bahá’ícite-ref-6[6], o come dice Manúchihri Sipihr questo titolo fu attribuito solo a lui.cite-ref-7[7]
All'età di sedici o diciassette anni, Ṣubḥ-i Azal sposò sua cugina Fatima Khánum. Sposò anche Maryam Khánum, conosciuta come Qaneteh, bisnonna di Atiyya Ruhi, che ha scritto la sua mwowbiografia.
In seguito Ṣubḥ-i Azal andò a Nur, e di là a Barfurush, dove incontrò Muhammad Ali (Quddús) di Barfurush, che aveva accompagnato il Báb nel suo pellegrinaggio alla mwpqMecca. Nel mwpg1848, sempre a Barfurush, incontrò mwpwQuddús e mwqaQurrat ul-'Ayn, sul ritorno da un raduno dei Babi a mwqqBadasht. Fu poi arrestato con altri Babí mentre si preparava a raggiungere Quddús, picchiato e imprigionato.
Successione del Báb
Il Báb durante la sua prigionia nella fortezza di Chehriq, dopo il martirio di Quddús, scrisse nel mwra1849 una lettera intitolata mwrqLawh-i Vasaya, considerata come suo mwrgtestamento dove nominava Ṣubḥ-i Azal suo successore e guida della comunità babí dopo la sua morte, fino al momento in cui non sarebbe apparso "Colui che Dio renderà manifesto" (man yuẓhiruhu lláh, in arabo: من یظهر الله, e in persiano:مظهر کلّیه الهی), con le consegne di:
• assicurare la sua propria sicurezza, quella dei suoi scritti e di tutto ciò che è rivelato nel mwtqBayán.
• comunicare con i Babí e domandare consiglio ai Testimoni del Bayán, come pure a Áqá Siyyid Ḥusayn Yazdí.
• raccogliere e completare gli scritti santi del Báb, per poi distribuirli tra i Babí e farli conoscere all'umanità.
• invitare tutti gli uomini ad abbracciare la Rivelazione del Báb.
• designare il suo proprio successore.
• riconoscere "Colui che Dio renderà manifesto" quando il verrà e invitare gli uomini a fare altrettanto.
E.G. Browne,cite-ref-8[8] nel commento al testo di Hajj Mirza Jani di Kashan, sui Bábí, scrive al riguardo di quella nomina:
"Briefly what clearly appears from this account is that Mirza Yahya received the title of Subh-i-Azal because he appeared in the fifth year of the Manifestation, which, according to a tradition of Kumayl (p. 3, last line of the text) is characterized by "a Light which shone forth from the Dawn of Eternity"; that the Bab bestowed on him his personal effects, including his writings, clothes and rings, nominated him as his successor (Wali), and bade him write the eight unwritten Wahids of the Bayan, but abrogate it if "'He whom God', shall manifest" should appear in his time, and put into practice that with which he should be inspired."cite-ref-9[9]
Nel testo "La Fede bahá'í in India" cite-ref-12[12], riportando dei particolari sulla vita di Siyyid Basír-i-Hindí mwaw(uno dei più devoti credenti del Bâb), quindi uno che da vicino visse le vicende del primo periodo babì, l'autore scrive che vi sono due punti su cui tutte le fonti concordano. Il primo consiste in un certo disprezzo da parte di Siyyid Basír-i-Hindí nei confronti della figura di Mirzá Yahyá Núrí, e, sempre a pag. 27, nella nota a piè pagina, così delinea il nocciolo della questione azalí: mwbaMirzá Yahyá Núrí Şubh-i-Azal (1831-1912), leader della fazione bábí denominata azalí. Fratellastro e (in seguito)mwbq acerrimo nemico di Bahá'u'lláh. Fu nominato dal Báb guida e capo del movimento prima del suo martirio. Aveva ricevuto il compito di riconoscere e prestare servizio alla figura messianica di cui il Báb profetizzò la venuta, il "man yuzhiruhu'lláh" (Colui Che Dio manifesterà). Quando Bahá'u'lláh, nel 1863, dichiarò apertamente di essere <<Colui Che Dio manifesterà>>, Mirzá Yahyá non riconobbe tale pretesa e cominciò una dura campagna di opposizione a Bahá'u'lláh, tentando più volte di ucciderlo e avvelenarlo, e di dissimulazione, pervertimento e falsificazione dei testi originali del Báb - Cosa di cui lo studioso britannico E. G. Browne non si rese contomwbg - per far apparire che lui, invece di Bahá'u'lláh, era la figura profetica tanto attesa.
Sempre in mwcaLa Fede bahá'í in India cite-ref-13[13], così si descrive la situazione bábí in quel difficile periodo iracheno: mwdqIl movimento bábí era dunque collassato sotto i colpi delle persecuzioni, le sue figure-guida uccise e alcuni personaggi di una certa influenza all'interno del movimento furono esiliati al di fuori dei confini iranici. Cruciale alla sopravvivenza della comunità fu proprio il gruppo che seguì Bahá'u'lláh in esilio a mwdgBaghdad in territorio ottomano. L'incapacità di Mirzá Yahyá - che, spaventato dalla piega che avevano preso gli ultimi eventi, si era eclissato e messo al sicuro - nel condurre la guida della comunità religiosa portò Bahá'u'lláh a divenirne il leader de factomwdw e a divenire anche colui che risollevò il morale della comunità martoriata dalle circostanze avverse, colui che riorganizzò il corpo dei credenti dentro e fuori l'Irancite-ref-14[14].
Cercando di assicurare la sua propria sicurezza, Ṣubḥ-i Azal si nascose sotto falsi nomi, praticando la dissimulazione,cite-ref-15[15] e riuscì così a scampare alle persecuzioni che colpirono i Babí in seguito al tentato assassinio dello mwgqscià di Persia mwggNasser al-Din Shah Qajar(1831-1896) il 15 agosto mwgw1852, e visse in esilio fino alla sua morte, prima a mwhaBaghdad, poi a mwhqAdrianopoli e infine a mwhgFamagosta.
Esilio a Baghdad
Ṣubḥ-i Azal era riuscito a scampare alla sanguinosa repressione dei Babí a Tákur e, sotto mentite spoglie di derviscio, ad arrivare a Bagdad, dove visse nascosto col falso nome di Ḥájí 'Alíy-i lás Furúsh, mantenendo i contatti con la comunità dei Babí tramite degli emissari chiamati "Testimoni del Bayán".cite-ref-16[16]cite-ref-17[17] Mentre Ṣubḥ-i Azal cercava di occultare la sua presenza a Baghdad (come usanza degli shi'iti) nel timore di essere arrestatocite-ref-18[18], Bahá'u'lláh divenne sempre più il punto di riferimento carismatico della comunità. Se da una parte durante il suo esilio a mwlqBaghdad, Bahá'u'lláh riconobbe a più riprese il ruolo di Ṣubḥ-i Azal come capo della Comunità bábi, almeno nei primi tempi, tanto privatamente o nelle sue mwlglettere che pubblicamente,cite-ref-19[19] l'assenza di Ṣubḥ-i Azal portò però di fatto i Babí a rivolgersi sempre di più a Bahá'u'lláh. Dopo l'esecuzione del Báb il 9 luglio mwmw1850 alcuni Babí dichiararono d'essere "Colui che Dio renderà manifesto" annunciato dal Báb, ma nessuno di loro riuscì a convincere la comunità della fondatezza di quella pretesa. Bahá'u'lláh, supposto leader della comunità babí, motivo per cui era stato esiliato e condannato a quattro mesi di prigionia in un carcere sotterraneo che era un'ex cisterna dell'acqua, molti anni dopo riferì d'aver avuto proprio nella prigione sotterranea detta: Siyah-Chalcite-ref-20[20], a Teheran, l'esperienza mistica che lo rese cosciente d'essere lui stesso "Colui che Dio renderà manifesto", ma fu solamente nell'aprile del mwoa1863 che lo annunciò, una dozzina di giorni prima di lasciare Baghdad per l'ulteriore Suo esilio a mwoqCostantinopoli, dando origine così alla Fede bahá'í. La maggioranza dei Babí infatti lo riconobbe come tale e diventarono seguaci della nuova religione da lui fondata: il mwogBahaismo o Fede baha'i. Ma Ṣubḥ-i Azal non accettò quella Rivelazione, e una minoranza della comunità dei Babí lo seguì e gli restò fedele. Entrambi i gruppi erano in esilio.
Esilio ad Adrianopoli - poi separazione tra Cipro ed Akká
Dopo l’iniziale esilio a Baghdad di Bahá’u’lláh e della sua famiglia che durò fin ad aprile del 1863, tutti i babí compresi quanti riconobbero (negli ultimi giorni iracheni) Bahá’u’lláh come Inviato da Dio profetizzato dal Báb, furono trasferiti a Costantinopoli, per essere poi ancora esiliati, quattro mesi dopo, ad Adrianopoli (oggi Edirne), dopodiché nell’agosto del 1868 avvenne la netta separazione tra Mirzá Yahyá che venne mandato con i suoi seguaci e quattro bahá’í a mwpqCipro, mentre Bahá’u’lláh col suo gruppo e alcuni Azalí, tra cui Siyyid Muhammad, definito l’anticristo della Rivelazione bahá’í,cite-ref-21[21], o anche l'"eminenza grigia" di Subh-i Azalcite-ref-22[22], furono confinati ad mwrgAkká: San Giovanni d'Acri, in mwrwPalestina.
In quarant’anni d’esilio e reclusione Bahá’u’lláh patì un mare di sofferenze, ma, a Suo dire, il colmo delle afflizioni avvenne proprio nell’ultimo imprigionamento e confino ad mwsqAkká, ciò malgrado il tradimento e patimenti che subì in Adrianopoli ad opera del suo fratellastro Mirzá Yahyá che, secondo la storiografia bahá’í, non solo l’avvelenò, ma cercò anche di farlo uccidere come narra in modo dettagliato mwsgShoghi Effendi in più pagine del suo libro mwsw"God Passes By". Testo che, nei capitoli X e XI, rievoca tali dolorose e tristi vicende che in parte qui sotto vengono riportate o riassunte dallo stesso testo tradotto in italiano col titolo mwta“Dio passa nel Mondo” (vedi bibliografia).
Mirzá Yahyá, dopo l’avvenuta dichiarazione di Bahá’u’lláh come Messaggero di Dio, rinnegando Bahá’u’lláh come Promesso del Báb, e a causa delle sue insistite empietà, è considerato negli scritti bahá’í come il principale violatore del Patto del Bábcite-ref-23[23]. Da allora spronato dalla sua crescente gelosia, e spinto dal suo irresistibile amore per il comando, fu via via portato a compiere tali atti da impedire che potessero restar nascosti o esser ulteriormente tolleraticite-ref-24[24]. Irrimediabilmente corrotto dalla sua costante associazione con Siyyid Muhammad (l’anticristo della Rivelazione bahá’í)cite-ref-25[25], … spalmando la tazza da tè di Bahá’u’lláh con una sostanza che aveva preparato, riuscì ad avvelenarlo abbastanza da produrgli una seria malattia che durò non meno di un mese, accompagnata da forti dolori e febbre alta … la sua condizione era così grave che un dottore straniero di nome Shíshmán, fu chiamato per assisterlo. Il dottore fu così spaventato dal Suo colorito livido, che giudicò il Suo caso senza speranza e, dopo essere caduto ai suoi piedi, se ne andò senza prescrivere alcun rimedio. Pochi giorni dopo, quel medico cadde ammalato e morì. Precedentemente alla sua morte, Bahá’u’lláh aveva dichiarato che il dottor Shíshmán aveva sacrificato la sua vita per Lui. A Mirzá Áqá Ján, mandato da Bahá’u’lláh a fargli visita, il dottor Shíshmán disse che Dio aveva risposto alle sue preghiere, e che dopo la sua morte un certo dottor Chúpán, che egli conosceva come persona fidata, avrebbe potuto essere chiamato, qualora necessario, in sua vececite-ref-26[26]
Mirzá Yahyá, secondo quanto affermato da una delle sue mogli, che temporaneamente l’aveva abbandonato, avvelenòcite-ref-ivi-p-170-27-0[27] anche la fonte che forniva l’acqua per la famiglia e i compagni di Bahá’u’lláh; e in conseguenza di ciò, gli esuli avevano presentato strani sintomi di malattia. Inoltre, a poco a poco, e con molta circospezione, Mirzá Yahyá aveva manifestato ad uno dei compagni, Ustád Muhammad-‘Alíy-i-Salmání, il barbiere, … il suo desiderio che egli assassinasse, in qualche occasione propizia, Bahá’u’lláh, mentre lo assisteva nel bagno. … costui avvertì un forte desiderio di uccidere Mirzá Yahyá immediatamente, … ma lo evitò per timore di far dispiacere a Bahá’u’lláhcite-ref-ivi-p-170-27-1[27]. … e Sebbene … gli fosse raccomandato…, di non far parola con nessuno di quella perfida proposta, il barbiere non fu in grado di restare tranquillo e rivelò il segreto, gettando perciò la comunità in grande costernazione. Bahá’u’lláh stesso affermò che Mirzá Yahyá, negò (oscenamente) tale proposito e lo attribuì a quello stesso barbierecite-ref-ivi-p-170-27-2[27].
La separazione tra i seguaci di Ṣubḥ-i Azal mw1a"Azalí" e i seguaci di Bahá’u’lláh mw1q"Bahá’í" divenne molto evidente nel 1865 quando per Bahá’u’lláh fu inevitabile confermare solennemente a colui che era il designato del Báb il carattere della Sua Missione. Incaricò allora Mirzá Áqá Ján, un Suo amanuense, di portare a Mirzá Yahyá la Súriy-i-Amr, recentemente rivelata, che infallibilmente affermava quei diritti, e leggergli ad alta voce il suo contenuto, chiedendo un’inequivocabile e conclusiva sua risposta. Mirzá Yahyá chiese un giorno di tempo per meditare sulla risposta, richiesta che fu accettata. Tuttavia la sola risposta che venne fuori, fu una contro-dichiarazione che specificava l’ora e il minuto in cui egli aveva ricevuto una rivelazione indipendente, che comportava l’assoluta sottomissione a lui dei popoli della terra, sia in oriente che in occidentecite-ref-28[28].
Nel mese di settembre del 1867 (in Adrianopoli) avvenne un fatto assai significativo che umiliò e sconfisse moralmente e irrevocabilmente Mirzá Yahya e i suoi sostenitori. Ciò successe quando un babí di Shiraz, Mír Muhammad, fortemente sdegnato per le pretese e per il codardo ritiro di Mirzá Yahya riuscì a costringere Siyyid Muhammad a indurre Mirzá Yahya ad incontrare Bahá’u’lláh faccia a faccia, in maniera che potesse essere fatta pubblicamente una distinzione tra il vero e il falso. Presupponendo che il suo illustre Fratello non avrebbe mai approvato una tale proposta, Mirzá Yahyá indicò come luogo d’incontro la moschea del Sultano Salimcite-ref-29[29]cite-ref-30[30]. Non appena Bahá’u’lláh fu informato di quell’accordo, nel caldo del mezzogiorno, s’incamminò verso quella moschea, ch’era un po’ fuori mano rispetto al suo domicilio. Mír Muhammad ch’era corso ad annunciare ai presenti l’accettazione e quindi l’arrivo di Bahá’u’lláh tornò rapidamente indietro per dire che Mirzá Yahya, in seguito a circostanze impreviste, desiderava posporre d’un giorno o due l’incontrocite-ref-ivi-p-173-31-0[31]. Tornato a casa, Bahá’u’lláh scrisse l’accaduto su una pergamena, fissò il tempo dell’incontro rimandato, mise il suo sigillo sulla Tavola e, all’incaricato della consegna, disse di farsi avere un simile impegno da Mirzá Yahya per l’incontro rimandato, e che, nel caso non si presentasse all’appuntamento, mettesse per iscritto che le sue pretese erano false. Quell’istanza inoltrata a Mirzá Yahya tramite Siyyid Muhammad (l’anticristo della Rivelazione bahá’í), ebbe la promessa che il giorno successivo ci sarebbe stato il documento richiesto, ma ciò rimase lettera morta, malgrado i tre giorni di seguito nei quali il messo di Bahá’u’lláh rimanesse sul posto in attesa della promessa rispostacite-ref-ivi-p-173-31-1[31].
All’amareggiante peso di queste tribolazioni (avvenute ad Adrianopoli) doveva aggiungersi per Bahá’u’lláh l’amaro dolore (ad Akká) di un’improvvisa tragedia, la perdita prematura del nobile, del pio Mirzá Mihdí, il Ramo Più Puro, il ventiduenne fratello di ‘Abdu’l-Bahá, amanuense di Bahá’u’lláh e compagno del Suo esilio sin dai giorni in cui, ancora bambino, fu portato da Teheran a Baghdad a raggiungere Suo Padre … Egli stava percorrendo il tetto della caserma al crepuscolo, una sera, rapito nelle sue solite devozioni, quando cadde, attraverso l’abbaìno incustodito, su una cassa di legno che si trovava sul sottostante pavimento, cassa che penetrò tra le sue costole e causò, ventidue ore dopo, la sua morte, il 23 giugno 1870cite-ref-32[32].
Né fu questa la piena misura delle afflizioni sofferte dal Prigioniero di Akká e dei Suoi compagni d’esilio. Quattro mesi dopo quel tragico lutto, una mobilitazione delle truppe turche rese necessario lo spostamento dalla caserma, di Bahá’u’lláh e di tutti coloro che l’accompagnavano. Dapprima fu loro assegnata una abitazione poi un’altra e poi un’altra ancora, quest’ultima così insufficiente per le loro necessità che in una delle stanze dovettero adattarsi non meno di tredici persone d’ambo i sessicite-ref-33[33].
Il loro severo confinamento era appena stato mitigato e le guardie che li avevano sorvegliati tolte, quando una crisi interna, fermentata nel mezzo della comunità, raggiunse un improvviso e catastrofico culmine. La condotta di due degli esuli che erano stati inclusi nella comitiva che accompagnò Bahá’u’lláh ad Akká era stata tale, che Egli fu costretto infine ad espellerli; un atto dal quale Siyyid Muhammad non esitò a trarre pieno vantaggio. Rafforzato da questi espulsi, egli, assieme ai suoi vecchi soci che agivano come spie, s’impegnò in una campagna d’insulti, calunnie e intrighi ben più perniciosi di quelli che erano stati da lui lanciati a Costantinopoli, cercando di eccitare una popolazione già prevenuta e sospettosa ad un nuovo grado di animosità e eccitazione. Un nuovo pericolo minacciava ora chiaramente la vita di Bahá’u’lláh. Sebbene Egli stesso avesse strettamente proibito ai Suoi seguaci, in parecchie occasioni, sia verbalmente che per iscritto, ogni atto di rappresaglia contro i loro tormentatori, ed avesse anche rimandato a Beirut un irresponsabile arabo convertito, che aveva meditato di vendicare i torti sofferti dal suo Beneamato Capo, sette dei compagni celatamente cercarono ed uccisero tre loro persecutori, inclusi Siyyid Muhammad ed Áqá Ján[34].
La costernazione che si impossessò della già oppressa comunità, fu indescrivibile. L’indignazione di Bahá’u’lláh non conobbe limiti. mw-w"Dovessimo Noi", Egli così esprime le Sue emozioni, in una Tavola rivelata poco dopo che questo atto era stato commesso, mw-a"fare menzione di ciò che Ci è accaduto, i cieli verrebbero squarciati in due parti e i monti crollerebbero". mw-q"La Mia prigionia", Egli scrisse in un’altra occasione, mw-g"non può nuocermi. Ciò che può nuocermi è la condotta di coloro Che mi amano, che pretendono di essere congiunti a Me, eppure commettono ciò che fa gemere il Mio cuore e la Mia Penna". Ed ancora: mw-w"La Mia prigionia non può portarmi vergogna. Anzi, per la Mia vita, essa Mi conferisce gloria. Ciò che può farmi vergognare è la condotta di quei Miei seguaci che professano di amarmi, mentre in realtà seguono il Maligno"cite-ref-35[35].
Egli stava dettando le Sue Tavole all’amanuense, quando il governatore, alla testa delle sue truppe con le sciabole sguainate, circondò la Sua casa. L’intera popolazione, come altresì le autorità militari, era in uno stato di grande agitazione. Le grida ed il clamore della gente potevano essere uditi da ogni parte. Bahá’u’lláh fu perentoriamente convocato in Governatorato, interrogato, tenuto in custodia la prima notte, con uno dei Suoi figli, in una camera del Khán-i-Shávirdí, e trasferito per le due notti successive in stanze migliori nelle vicinanze; … Durante la prima notte ‘Abdu’l-Bahá venne gettato in prigione e incatenato, dopo di che Gli fu permesso di raggiungere Suo Padre. Venticinque dei compagni vennero gettati in un’altra prigione e messi ai ceppi. Tutti, eccetto i responsabili di quell’atto odioso, il cui imprigionamento durò parecchi anni, furono, dopo sei giorni, trasferiti al Khán-i-Shávirdí e là tenuti per sei mesi sotto confinocite-ref-36[36].
mwaqo"È giusto", domandò baldanzosamente il Comandante della città, rivolgendosi a Bahá’u’lláh, dopo che Egli fu giunto al Governatorato, mwaqs"che alcuni dei vostri seguaci agiscano in modo simile?" mwaqw"Se uno dei vostri soldati", fu la pronta replica, mwaq0"commettesse un’azione reprensibile ne sareste voi considerato responsabile e punito in sua vece?" Quando, interrogato, gli venne chiesto di dichiarare il Suo nome ed il paese di dove era venuto, Egli rispose: mwaq4"Ciò è più manifesto del sole". La stessa domanda gli venne fatta un’altra volta alla quale Egli diede la seguente risposta: mwaq8"Non ritengo convenevole menzionarlo. Riferitevi al farmán del governo che è in vostro possesso." Una volta ancora essi, con distinta deferenza, ripeterono la loro richiesta, al che Bahá’u’lláh pronunciò con maestà e forza queste parole: mwara"Il Mio Nome è Bahá’u’lláh (lo Splendore di Dio), ed il Mio paese è Núr (Luce). Siate informati di ciò" Rivolgendosi quindi al Muftí Egli rivolse a lui parole di velato rimprovero, dopo di che Egli parlò all’intera adunanza, in un linguaggio così veemente ed elevato che nessuno ebbe il coraggio di rispondergli. Dopo aver citato dei versetti dalla Súriy-i-Mulúk, Egli si alzò e lasciò la riunione. Non molto dopo il Governatore Gli comunicò che era libero di tornare a casa sua e si scusò per ciò che era accadutocite-ref-37[37].
Per un più ampio quadro dei fatti e delle vicende avvenute in tale periodo di storia babí/bahá’í si consiglia la lettura o lo studio integrale del libro citato (Dio passa nel Mondo, in bibliografia).
È utile ricordare che il Babismo è nato dallo mwarcsciismo duodecimano, con nozioni di mwargmessianismo mwarkescatologico, di "mwaroTaqiya" (dissimulazione) e di "mwarsJihād" (guerra santa) contro gli mwarweretici,cite-ref-38[38]cite-ref-39[39] come appare dall'episodio della battaglia di Shaykh Ṭabarsícite-ref-40[40] e il comportamento di Ṣubḥ-i Azal in esilio a Baghdad.cite-ref-41[41]cite-ref-42[42] In tale tradizione la guida religiosa non è soltanto un'autorità spirituale, ma ha anche il beneficio di doni che riceve dai seguaci ("sihmu l-imám"mwate : "la parte della guida").
Il contrasto tra i seguaci di Bahá'u'lláh e quelli di Ṣubḥ-i Azal s'evidenziò perciò nettamente, tanto che il governo ottomano li separò, relegando un gruppo con Ṣubḥ-i Azal a mwatmFamagosta nell'isola di mwatqCipro, e un altro gruppo con Bahá'u'lláh nella colonia penitenziaria di mwatuSan Giovanni d'Acri (ʿAkká) in mwatyPalestinacite-ref-43[43]. Lasciarono Andrianopoli il 12 d'agosto del mwats1868, (22º giorno di Rabí'u 'l-Thání 1285 mwatwE).
Esilio a Famagosta
Il 5 settembre mwaum1868 Ṣubḥ-i Azal arrivò a Cipro con i membri della sua famiglia (due mogli, sei figli e quattro figlie, più la moglie e la figlia di suo figlio Aḥmad), alcuni discepoli e quattro Baha'i (Áqá 'Abdu l-Ghaffár Iṣfáhání, Mírzá ʿAlíy-i Sayyáh, Mishkín-Qalam et Áqá Muḥammad Báqir-i Qahvihchí),cite-ref-44[44] che erano stati mandati a Cipro con Ṣubḥ-i Azal con lo scopo di sorvegliare da vicino i suoi movimenti e di impedire ogni possibile eventuale incontro che avrebbe potuto avere con dei Persiani di passaggio, come mostra la testimonianza di Shaykh Ibrahím raccolta da E. G. Browne.cite-ref-45[45] Mírzá ʿAlíy-i-Sayyáh era accompagnato da sua moglie, tre figli, una figlia ed una serva, Áqá Ḥusayn-i-Iṣfáhání, e una serva. Mírzá ʿAlíy-i Sayyáh e Áqá Muḥammad-Báqir-i Qahvihchí morirono a Cipro nel mwauw1871 e nel mwau01872, Áqá ʿAbdu l-Ghaffár Iṣfáhání riuscì a fuggire il 29 settembre|mwau41870, mentre Mishkín-Qalam (uno dei quattro Baha'i) era ancora prigioniero a Famagosta con Ṣubḥ-i-Azal quando l'isola passò sotto amministrazione britannica il 22 luglio mwau81878, quando il Luogotenente Generale mwavaSir Garnet Wolseley sbarcò a mwaveLarnaca per prendere possesso dell'isola di Cipro in qualità di Alto Commissario, in seguito agli mwaviaccordi difensivi anglo-turchi del 4 giugno dello stesso anno.
Della decina d'anni trascorsi da Ṣubḥ-i-Azal a Famagosta sotto l'occupazione ottomana - tra il 1868 e il mwavq1878 - non rimane nessuna traccia ufficiale, i registri essendo stati persi o distrutti.cite-ref-46[46] Durante l'occupazione inglese dell'isola, due rapporti furono scritti su di lui, il primo nel 1878 e il secondo nel mwavk1879. Nel primo è presentato come segue:mwavo"Subbe Ezel. Handsome, well-bred looking man, apparently about 50"; mentre nel secondo si precisa che: mwavs"Has family of 17". L'atto di accusa che giustifica la sentenza d'esilio a vita è d'aver complottato contro l'mwavwIslam e la mwav0Sublime porta.
Il 5 settembre mwawq1879 il nuovo Alto Commissario, Sir Robert Biddulph, inviò una lettera al ministero degli affari esteri a proposito di questi prigionieri di Stato, precisando che mwawu"they are in receipt of a monthly allowance but are not permitted to leave the island". Domandò che il Governo ottomano li autorizzasse a ritornare nella loro Patria d'origine. Il 29 settembre mwawy1879, il marchese di mwawcSalisbury, ministro britannico degli Affari esteri, incaricò E.B. Malet, rappresentante della Gran Bretagna a Costantinopoli, di occuparsi della faccenda. Questi inviò una nota in tal senso alla Sublime Porta il 10 ottobre seguente, facendo notare che mwawg"their continuance in Cyprus is a source of inconvenience to the Administration of that Island". L'amministrazione britannica dell'isola avrebbe infatti preferito fare l'economia delle rendite che erano versate a questi prigionieri; rendita che, per quel che concerne Ṣubḥ-i Azal, ammontava a 1193 piastre al mese.
La reazione delle autorità ottomane a questa richiesta fu sorprendente. Il 16 gennaio mwawo1880, fu inviata all'ambasciata britannica a Costantinopoli una nota del ministero della Giustizia, dalla quale risulta che l'accusa portata contro Ṣubḥ-i Azal per giustificare il suo esilio non era più d'aver complottato contro l'Islam e la Sublime Porta, ma era stata cambiata in quella molto più infamante di "mwawssodomia".cite-ref-47[47] Il 20 gennaio dello stesso anno, una nota del ministero ottomano della Polizia, comunicata dall'ambasciata britannica di Costantinopoli a Sir Robert Biddulph (che la ricevette il 24) comunicava che Ṣubḥ-i Azal e Mishkín-Qalám fossero rimessi alle autorità ottomane per essere trasferiti come detenuti a San Giovanni d'Acri. L'accusa di sodomia contro Ṣubḥ-i Azal era però mantenuta.
Messo di fronte a questa esigenza, Sir Robert Biddulph, in un rapporto al ministero degli Affari esteri dell'11 marzo 1880, fornisce tutte le informazioni al proposito che sono in suo possesso, e nota che mwaxe"With regard to Subhi Ezzel, Sir R. Biddulph said that he could not discover any ground for the statement that his offense was [sodomy], his own statement being that he was falsely accused of preaching against the Turkish religion, and his bitter enemy -Muskin Kalem- also stating that the offense was heresy." Aggiunge che "they were condemned for mwaxi"Babieisme" to seclusion for life in a fortress. This sentence was given by Imperial Firman and not by any judicial tribunal..." Si trattava dunque di prigionieri per reati d'opinione e non di condannati, riconosciuti colpevoli da un tribunale e regolarmente condannati per dei delitti di diritto comune.
In seguito a questo rapporto, il ministero degli Affari esteri diede l'ordine di liberare i due prigionieri, autorizzandoli a lasciare l'isola di Cipro se lo desideravano. Le loro rendite sarebbero state ancora pagate solo se sceglievano di continuare a restare nell'isola. Questa decisione fu comunicata alla sublime Porta, precisando che (poiché essa insisteva perché fossero trasferiti come prigionieri a San Giovanni d'Acri) i due Persiani imprigionati a Famagosta lo erano evidentemente a causa delle loro opinioni religiose, e il governo britannico non poteva trattenerveli sotto questo capo d'accusa. Il 24 marzo mwaxq1881, Ṣubḥ-i Azal fu dunque ufficialmente informato che era libero di andare dove voleva, in risposta inviò a Sir Robert Biddulph una lettera, nella quale gli domandava di poter restare sotto la protezione britannica,cite-ref-48[48] poiché temeva per la sua protezione. Ṣubḥ-i Azal rimase dunque a Cipro, libero, e l'mwaxkImpero britannico continuò a versargli la pensione che gli era stata versata fino ad allora dalla Sublime Porta ottomana come prigioniero di Stato.
L'altro citato prigioniero da far liberare, era uno dei quattro Baha'i (Áqá 'Abdu l-Ghaffár Iṣfáhání, Mírzá ʿAlíy-i Sayyáh, Mishkín-Qalam et Áqá Muḥammad Báqir-i Qahvihchí), che erano stati mandati a Cipro con Ṣubḥ-i Azal, ed era un brillante calligrafo (da qui il suo soprannome di "Qalam", cioè "la penna, o "il pennello"). Mishkín-Qalam, durante quel periodo d'internamento, impartì delle lezioni di persiano anche a Claude Delaval Cobham,cite-ref-49[49] che si rammaricò per la sua partenza verso mwax8San Giovanni d'Acri, dove, benché ora fosse totalmente libero, volle andare a ricongiungersi, dopo quasi dieci anni di forzata e triste separazione, al gruppo di seguaci di Bahá'u'lláh ch'erano là internati.
Durante tutti tali anni di esilio a Cipro, gli Azali vissero tra di loro e sotto stretta sorveglianza, e Ṣubḥ-i Azal non fece mai del mwayeproselitismo poiché non voleva avere dei problemi col governo. Gli abitanti di Famagosta lo consideravano come un santuomo musulmano e sembrava vivere come loro.
Morte
Secondo la mwayqtestimonianza di suo figlio Riḍván ʿAlí, Ṣubḥ-i Azal morì a Famagosta il lunedì 29 aprile mwayu1912 alle ore sette del mattino e i suoi funerali si svolsero nel pomeriggio dello stesso giorno. Non essendo presente nessuno dei "Testimoni del mwayyBayán",cite-ref-50[50] fu sepolto secondo il rito musulmano.cite-ref-51[51]
Famiglia
Secondo E.G. Browne, Ṣubḥ-i Azal ebbe più mogli e almeno 9 figli e 5 figlie. Suo figlio Riḍván ʿAlí sostiene che suo padre ebbe 11 o 12 mogli.cite-ref-52[52] Altre fonti danno fino a 17 mogli, di cui 4 in Persia e almeno 5 a Bagdad, benché non sia chiaro se fosse contemporaneamente o successivamente.cite-ref-53[53] Nabil nella sua cronaca sostiene che Subh-i Azal sposò pure in modo infamante una vedova del Bab.cite-ref-54[54]mwaz0 · cite-ref-55[55]cite-ref-56[56] Un'altra fonte ancora parla di cinque moglicite-ref-57[57]. È in ogni caso certo che durante gli anni del suo esilio a Cipro, dove era giunto accompagnato da due mogli (Fatima e Ruqiyya), Ṣubḥ-i Azal visse con una sola moglie,cite-ref-58[58] la prima essendo morta subito dopo il loro arrivo nell'isola.cite-ref-59[59]
Sempre secondo E.G. Browne, dopo la morte di suo padre, uno dei figli di Ṣubḥ-i Azal, Riḍván ʿAlí, dopo aver lasciato Famagosta per un certo periodo, si mise al servizio di Claude Delaval Cobham e si convertì all'mwabmOrtodossia col nome di "Costantino il Persiano".cite-ref-60[60]
Successione di Ṣubḥ-i Azal
Secondo la mwabotestimonianza di Riḍván ʿAlí raccolta da E.G. Browne, nessuno dei "Testimoni del Bayán" era presente ai funerali di Ṣubḥ-i Azal, ciò spiega la nomina di un assente come suo successore alla guida della comunità: Mirza Yahya Dawlatabadi, il figlio di Aqa Mirza Muhammad Hadi Dawlatabadi,cite-ref-61[61] la successione era così formalmente garantita.cite-ref-62[62]
Posterità
Dopo la sua morte i Babi deperirono durante il mwacuXX secolo, anche se alcuni ebbero un ruolo importante nella rivoluzione costituzionale persiana dal mwacy1905 al mwacc1911.cite-ref-63[63] Vivevano la loro fede di nascosto in un contesto musulmano e non si dotarono mai di un sistema organizzativo su vasta scala.
Oggi rimangono solamente alcune migliaia di seguaci di Ṣubḥ-i-Azal, che si danno il nome di "Popolo del Bayán" e sono chiamati Bábí / Bayáni / Azalí, specialmente in mwac0Iran e in mwac4Uzbekistan,cite-ref-64[64] ma è impossibile dare una cifra esatta, poiché continuano a praticare la dissimulazione (taqīya) e vivono senza distinguersi dai musulmani che li circondano. Alcuni si sono stabiliti negli mwadmStati Uniti d'America, dove sono stati ripubblicati gli scritti di August J. Stenstrand in difesa di Ṣubḥ-i-Azal, pubblicati per la prima volta tra il mwadq1907 e il mwadu1924.cite-ref-65[65]
Opere
Ṣubḥ-i Azal ha lasciato un importante numero di mwadwscritti, la maggior parte dei quali non sono mai stati tradotti. Alcuni di questi testi sono pubblicati nella lingua originale (persiano o arabo) sul sito della mwad0Religione del Bayán. In traduzione inglese si può leggere il mwad4mwad8Risalij-i Muluk (mwaeaTrattato sulla Regalità), scritto nell'agosto del 1895, in risposta ad alcune domande che gli erano state fatte da A.-L.-M. Nicolas.
mwaeiPer ulteriori informazioni, si veda MacEoin Denis, voce <<Azalí Babism>> in <<Encyclopaedia Iranica>>, mwaem mwaeqArchiviato il 16 aprile 2019 in Internet Archive. visualizzato il 10 aprile 2008 Secondo indicazioni del Báb, Ṣubḥ-i Azal ha completato il mwaeymwaecBayān persiano(traduzione in francese). Il Báb non completò i suoi due mwaegBayán (l'arabo e il persiano), che avrebbero dovuto essere composti da 19 "Unità" (mwaekwahid, il cui valore numerico equivale a 19 secondo la mwaeonumerazione Abjad), composte da 19 capitoli (o "Porte" = abwāb, singolare = bāb), il numero 19 avendo nel Babismo un importante ruolo simbolico, come pure il numero 361 (19x19 Kull-i-Shay' = "Totalità", il cui valore numerico equivale a 361). Il mwaesBayán persiano è formato da 9 unità complete e da 10 capitoli (o Porte), mentre il mwaewmwae0Bayān arabo da 11 unità complete. Ṣubḥ-i Azal scrisse un'opera intitolata mwae4mwae8Motammem al-Bayán (mwafaSupplemento al Bayán) per dare al mwafeBayán persiano lo stesso numero di unità complete del mwafiBayán arabo.
Bahá'u'lláh scrisse nel mwafq1862 il suo mwafumwafyKitāb-i Iqan (mwafcLibro della Certezza), considerato dai Bahá'i come il complemento del mwafgBayán rivelato da "Colui che Dio renderà manifesto" annunciato dal Báb.
Note
cite-note-11. ↑ Atiyya Ruhi, mwaf8A Brief Biography of His Holiness Subh-i Azal
cite-note-22. ↑ "The signs of his natural excellence and goodness of disposition were apparent in the mirror of his being. He ever loved gravity of demeanour, silence, courtesy, and modesty, avoiding the society of other children and their behaviour." mwagmThe Tarikh-i Jadid, or New History of Mirza 'Ali Muhammad the Bab, by Mirza Huseyn of Hamadan, translated from the persian by E. G. Browne, Cambridge, 1893, Appendix II, Havji Mirza Jani's History, with especial reference to the passages suppressed or modified in the Tarikh-i Jadid, p. 375.
cite-note-33. ↑ mwagkmwagomwagsReligions et philosophies dans l'Asie Centrale, Ernest Leroux éd., Parigi, 3ª ed., 1900.
cite-note-44. ↑ Denis MacEoin, mwahyop. cit. in bibliografia.
cite-note-66. ↑ mwah8mwaiaTablet of the Báb Lawh-i-Vasaya, "Will and Testament" and Titles of Mírzá Yahyá, mémorandum del 28 maggio 2004, redatto dal Dipartimento di Ricerca del Centro mondiale baha'i su richiesta della "Casa Universale di Giustizia"
cite-note-77. ↑ mwaiq"The Primal Point's Will and Testament" mwaiuArchiviatomwaiy l'8 dicembre 2004 in mwaicInternet Archivemwaig., scritto da Manuchihri Sipihr e pubblicato in mwaioResearch Notes in Shaykhi, Babi and Baha'i Studies, 2004, v. 7, n° 2mwais :"The tablet is clearly addressed to the person with the name of Azal. As there was no one else with such a title in the Babi community, it can safely be assumed that the intended recipient of this tablet is none other than Subh-e Azal."
cite-note-88. ↑ Nato il 7 febbraio mwai81862 e morto il 25 gennaio mwaja1926, Edward Granville Browne studiò a mwajeEton e a mwajiCambridge il persiano, l'arabo e il sanscrito. È stato uno dei più celebri orientalisti britannici ed è stato professore all'mwajmUniversità di Cambridge, dove ha creato una scuola di lingue orientali viventi. Arrivò in Persia nell'ottobre del mwajq1887 e ha descritto i suoi viaggi nel suo libro intitolato mwajuA Year amongs the Persians mwajy1893. Ha scritto molti libri e articoli sul Babismo e la religione Baha'i. Ha incontrato personalmente tanto Baha'ullah quanto Ṣubḥ-i Azal, come pure ʿAbdul-Bahá, col quale ha avuto uno scambio epistolare, e del quale ha scritto una necrologia nel mwajc1921.
cite-note-99. ↑ mwajsKitab-i Nuqtatu l-Kaf Being the Earliest History of the Babis compiled by Hajji Mirza Jani of Kashan between the years A.D. 1850 and 1852, edited from the unique Paris MS. Suppl. Persan 1071 by Edward G. Browne, p. 20
cite-note-1010. ↑ mwaj8Séyyèd Ali Mohammed dit le Bâb, Parigi, 1905, p. 20
cite-note-1111. ↑ Tale questione in realtà non fu mai posta in dubbio dai bahá’í e dalla loro storiografia, che invece affermano che dopo l’apparizione del Promesso, fu proprio Mirzá Yahya, diversamente dalla gran maggioranza dei Babí, a rinnegare Bahá’u’lláh, tradendo nel suo comportamento le indicazioni del suo Maestro e guida, cioè il Báb.
cite-note-1212. ↑ La Fede bahá'í in India mwakyop. cit. in bibliografia.
cite-note-1313. ↑ Opera in bibliografia
cite-note-1414. ↑ Ibidem, pp. 35-36
cite-note-1515. ↑ Cf. Manúchihrí Sipihr, "The Practice of Taqiyyah (Dissimulation) in the Babí and Bahai Religions", mwalaResearch Notes in Shaykhi, Babi and Baha'i Studies, 1999, v. 3, nº 3.
cite-note-1616. ↑ Denis MacEoin,"Division and authority claims in Babism (1850-1866)", mwalqStudia iranica, Parigi, t. 18, fasc. 1, 1989, pp. 93-129.
cite-note-1717. ↑ mwalgN. Wahid Azal, "The Organizational Hierarchy of the Bābīs during the period of Ṣubḥ-i-Azal's residency in Baghdad (1852 – 1863)".
cite-note-1818. ↑ Cambiando spesso di identità, di professione e di luogo di residenza, Ṣubḥ-i Azal non faceva altro che seguire le raccomandazioni del Báb, nascondendosi per sfuggire alle persecuzioni.Vedi: Adib Taherzadeh, mwalwLa Révélation de Bahá'u'lláh, mwal0volume 1, chapitre 15, Maison d'Editions Bahá'íes, Bruxelles.
cite-note-1919. ↑ "Baha'u'llah's Surah of God: Text, Translation, Commentary", tradotto da Juan Cole, mwameTranslations of Shaykhi, Babi and Baha'i Texts, 2002, vol. 6, n° 1.
cite-note-2020. ↑ letteralmente:mwamu"buco nero" o mwamy"pozzo nero"
cite-note-2121. ↑ “Dio passa nel Mondo”, p. 168
cite-note-2222. ↑ mwam0Logos and Civilization, scritto da Nader Saiyyedi e pubblicato dalla University Press of Maryland, USA, 2000, chap. 6, ISBN 1-883053-60-9
cite-note-2323. ↑ mwani"Dio passa nel Mondo", p. 169
cite-note-2424. ↑ ivi, p.169
cite-note-2525. ↑ ivi, p. 168
cite-note-2626. ↑ ivi, pp. 169-170
cite-note-ivi-p-170-2727. ↑ ivi, p. 170
cite-note-2828. ↑ mwaoy"Dio passa nel Mondo" p. 171
cite-note-2929. ↑ ivi, p. 172
cite-note-3030. ↑ La mwao0Moschea Selimiye, commissionata da Sultan Selim II fu costruita fra il 1568 e il 1574 nella città di Adrianopoli (oggi Edirne), era considerata dall'Architetto mwao4Mimar Sinan come il suo capolavoro
cite-note-ivi-p-173-3131. ↑ ivi, p. 173
cite-note-3232. ↑ mwapc"Dio passa nel Mondo" p.194
cite-note-3333. ↑ ivi, p. 195
cite-note-341. ivi,p. 195
cite-note-3535. ↑ ivi, pp. 195-6
cite-note-3636. ↑ ivi, p. 196
cite-note-3737. ↑ ivi, pp. 196-7
cite-note-3838. ↑ "On the other hand, Babi doctrines maintain their traditional bond to Shii Islam, as is the case with taqiya, the possibility of hiding one's religious thoughts or convictions in times of crisis or danger. The idea of martyrdom and warlike jihād as a means to reach salvation also remain central in Babi thought." mwaqo"An introduction to Bab'i faith", in mwaqsEncyclopedia of religion, ed. da Lindsay Jones, Ed.Macmillan Reference, USA, 2004, 2 edizione (Dicembre 17) ISBN 0-02-865733-0
cite-note-3939. ↑ mwara"The practice of Taqiya (Dissimulation) in Babi and Bahai religions" di Sepehr Manuchehri, mwareResearch Notes in Shaykhi, Babi and Baha'i Studies, 1999, Settembre, Vol. 3, no. 3.
cite-note-4040. ↑ La repressione dei Babi nel mwaruMazandaran e l'episodio di Shaykh Tabarsi sono la prova che essi consideravano legittimo il difendersi "Jihād bi-sayf" ("Jihād con la spada"), poiché questo combattimento fu ingaggiato, con evidenti implicazioni escatologiche.
cite-note-4141. ↑ mwarkMutatis mutandis, i decreti (mwaromwarsfatwā ) di morte che emanò contro alcuni Babi che si opponevano alla sua autorità come successore del Báb alla guida della comunità possono essere considerati come una forma di "Jihād bi-sayf" (mwarwjihād armato) e comparati alle "guerre contro l'apostasia" (mwar0hurub al-ridda) che mwar4Abū Bakr al-Siddiq intraprese contro coloro che contestavano la sua autorità di mwar8Califfo dopo la morte di mwasaMaometto. Su queste "fatwa", si può leggere mwasemwasiExtracts from the memoirs of Nabil Zarandi on the conduct of the Babis in Iraq, prefazione e traduzione di Sepehr Manuchehri, e l'episodio del Dayyan in:"The Messiah of Shiraz" (Studies in early and middle Babism), di Denis MacEoin, mwasmIran Studies, Vol. 3, p. 389-391 (mwasqThe episode of Dayyan) ISBN 978-90-04-17035-3
cite-note-4242. ↑ "C'était seulement naturel, dans les circonstances d'espoir frustré et de douleur montante, et en vue de la promesse claire et énergique donnés à eux par le Bab, en regard de l'avènement proche de «Celui que Dieu rendra manifeste», que nombre d'entre eux durent presque faire un pas en avant dans un état d'auto-hypnotisme, de revendiquer être Celui pour (whose sake) le Bab avait joyeusement versé Son sang, de proclamer qu'ils étaient venus pour sauver une communauté étourdie par l'adversité des abysses du désespoir et de la dégradation. Une nouvelle fois, il était naturel qu'ils puisent trouver des adhérents, que certains se rallieraient avec joie autour d'eux, car c'était une main guide, un sage conseiller dont les babis avaient désespérément besoin. A peine quelques uns de ces «Manifestations de Dieu» auto nommées étaient des hommes de ruse, d'avidité ou d'ambition. Alors que les tensions augmentaient, leur nombre s'éleva au nombre élevé de 25. L'un d'entre eux était un indien nommé Siyyid Basir, un homme d'un courage sans bornes et zélé, qui finalement rencontra la mort comme martyre. Un prince obstiné de la maison de Kadjar s'infligea des tortures atroces sur lui auxquelles il succomba. Un autre était Mirza Asadu'llah de Khuy, que le Bab avait nommé Dayyan, connu comme la «troisième Lettre à croire en Celui que Dieu rendra manifeste». Le Bab s'était même référé à lui comme le dépositaire de la vérité et de la connaissance de Dieu. Au moment où Baha'u’llah avait quitté Bagdad pour résider dans les montagnes du nord, Dayyan approcha Mirza Yahya et fut grandement déçu. Puis il avança la revendication de son propre chef, à l'appui de quoi il écrivit un traité et envoya une copie à Mirza Yahya. La réponse de Subh-i-Azal fut de le condamner à mort. Il écrivit un livre qu'il appela mwaskmwasoMustayqiz( mwassL'endormi réveillé) (dont il y a des copies au British Museum) pour dénoncer Dayyan et Siyyid Ibrahim-i-Khalil, un autre important Babi, qui s'était aussi détourné de lui. Dayyan fut fustigé comme "Abu'sh-Shurur" - le "Père des iniquités". E. G. Browne écrit au sujet de cette accusationmwasw : "Ṣubḥ-i-Azal [...] non seulement l'insulte dans le langage le plus grossier, mais il exprime sa surprise que ses adhérents 'restent silencieux à leurs places et ne le transpercent pas avec leurs lances', ou 'ne déchirent pas ses intestins avec leurs mains'". mwas0Materials for the Study of the Babi Religion, Cambridge, 1918, p. 218. Lorsque Baha'u’llah revint à Bagdad, Dayyan le rencontra et renonça à sa revendication. Mais la sentence de mort prononcée par Ṣubḥ-i-Azal fut exécutée par son serviteur, Mirza Muhamad-i-Mazindarani. Mirza Ali-Akbar, un cousin du Bab, qui était dévoué à Dayyan, fut aussi tué. (cf. H. M. Balyuzi, mwas4'mwas8Edward Granville Browne and the Bahá'í Faith, Oxford, George Ronald editore , ISBN 0-85398-023-3 )
cite-note-4343. ↑ "Dissensions naturally arose, which culminated in the interference of Turkish government and the final separation of the rival heads. Subh-i-Azal was sent to Famagusta in Cyprus, and Baha'ullah to Akka in Palestine, and there they remain to the present day , the former surrounded by a very few, the latter by many devoted adherents. Less than a year ago I visited both places , and heard both sides of a long and tangled controversy. But the upshot of the whole matter is, that out of every hundred Bábis probably not more than three or four are Azalis, all the rest accepting Baha'ullah as the final and most perfect manifestation of the Thruth." E. G. Browne, "Bábism", in: August J. Stenstrand, mwatqThe Complete Call to the Heaven of the Bayan, Chicago, 2006, pp. 49-50
cite-note-4444. ↑ Lista degli esiliati nel rapporto di E.G. Browne sul viaggio da mwatgSan Giovanni d'Acri a mwatkCipro (Browne Papers, manoscritti d Browne alla biblioteca dell'università di Cambridge, Sup 21(8), p. 20; come corretto nella traduzione fatta da E.G. Browne di mwatoA Traveller's Narrative written to illustrate the Episode of the Báb, Cambridge, Cambridge University Press, 1891, vol. 2, pp. 376-389.
cite-note-4545. ↑ "[...] Mushkin-Kalam set up a little coffee-house at the port where travellers must needs arrive, and whenever he saw a Persian land, he would invite him in, give him tea or coffee and a pipe and gradually worm out of him the business which had brought him thither. And if his object were to see Subh-i-Ezel, off went Mushkin-Kalam to the authorities, and the pilgrim soon found himself packed out of the island." mwat4A Traveller's Narrative written to illustrate the Episode of the Báb, Cambridge, Cambridge University Press, 1891, vol. 2, pp. 560-561.
cite-note-4646. ↑ Per tutto ciò che concerne la sua vita a Famagosta cf. Fabrizio Frigerio, mwauimwaumUn prisonnier d'État à Chypre sous la domination ottomanemwauq : Soubh-i Ezèl à Famagouste mwauu (mwauymwaucPDFmwaug), in: mwaukΠρακτικά του Γ Διεθνούς Κυπρολογικού Συνέδριου (mwauoAtti del III Congresso Internazionale di Studi Ciprioti), Nicosia, Cipro, 2001, vol. 3, pp. 629-646.
cite-note-4747. ↑ Ciò sembra strano se si pensa che per cercare di squalificarlo i suoi avversari l'hanno accusato d'aver avuto fino a diciassette mogli, cf. mwau4"The Cyprus Exiles", scritto da Moojan Momen e pubblicato in mwau8Bahá'í Studies Bulletin, 1991, pp. 81-113.
cite-note-4848. ↑ "To the Commissioner, I have received your kind letter of 24/4/81 and indeed I cannot express my feelings of gratitude to H.M. the Queen and to the Heads of the English Govt. in Cyprus. I thank you sincerely, Sir, for the kind letter you had sent me releasing me from my exile here, and wish long life to H.M. the Queen. Another small favour I should like to ask, if it is possible that I might be in future under English protection, as I fear that going to my country my countrymen might again come on me. My case was simple heretic religious opinions, and as the English Govt. leaves free every man to express his own opinions and feelings on such matters, I dare hope that this favour of being protected by them, and which favour I most humbly ask, will not be refused to me. (signed) Subhi Ezzel." (Browne Papers, Folder 6, Item 7, No 21)
cite-note-4949. ↑ Nato nel mwavy1842 e morto nel mwavc1915, studiò a Oxford (B.A. Hon. 1866, B.C. L., M.A. 1869, aggiunto del commissario (1878) e poi(1878-1907) commissario di Larnaca, autore di mwavgAn Attempt at a Bibliography of Cyprus, Nicosia, 1886 (5ª ed. Cambridge, 1908) e di mwavkExcerpta Cypria, Cambridge, 1908 (2ª ed.), cf. Αριστἱδις Κουδυουνἁρις, mwavoΒιογραφικὁν Λεχικὁν Κυπρἱον [mwavsDizionario biografico dei Ciprioti], Nicosia, 1991, p. 96, mwavwsub voce.
cite-note-5050. ↑ "But none were to be found there of witnesses to the Bayan"
cite-note-5151. ↑ "His household and its members applied to the government and asked permission from the Governor [i.e. Commissioner] of Famagusta to deposit his body in a place who belonged to that Blessed Being and which is situated about one European mile outside Famagusta near to the house of Baruvtji-zada Haji Hafiz Efendi. His Excellency the Commissioner granted his permission with the utmost kindness and consideration, and a grave was dug in that place and built up with stones. A coffin was then constructed and prepared, and in the afternoon all the government officials, by command of the Commissioner, and at their own wish and desire, together with a number of people of the country, all on foot, bore the corpse of that Holy being on their shoulders, with pious ejaculations and prayers, and every mark of extreme respect, from his house to the site of the Holy Sepulchre. But none were to be found there of witnesses to the Bayan, therefore the Imam-Jum'a of Famagusta and some others of the doctors of Islam, having uttered [the customary] invocations, placed the body in the coffin and buried it. And when they brought it forth from the gate of Famagusta some of the Europeans also accompanied the Blessed Body, and the son of the Quarantine doctor took a photograph of it with a great number [of the bystanders], and again took another photograph at the Blessed Tomb.", "Account of the Death of Mirza Yahya Subh-i-Azal", tradotto da E.G.Browne e pubblicato in mwawmMaterials for the Study of the Babi Religion, p. 311-312. Le due fotografia scattate durante i funerali dal figlio del medico della quarantena sono state pubblicate da Harry Charles Lukach [diventato poi Sir Harry Luke], mwawqThe Fringe of the East, A Journey through Past and Present Provinces of Turkey, Londres, MacMillan and Co., 1913, di fronte alla p. 266, con un ritratto fotografico di Ṣubḥ-i Azal all'età di 80 anni, di fronte alla p. 264.
cite-note-5252. ↑ E.G. Browne, "Personal Reminiscences of the Babi Insurrection at Zanjan in 1850, scritto da Aqa ʿAbdu'l-Ahad-i-Zanjani", mwawgJournal of the Royal Asiatic Society, 1897, pp. 761-827) p. 767.
cite-note-5353. ↑ mwaww"The Cyprus Exiles" mwaw0Archiviatomwaw4 il 21 novembre 2010 in mwaw8Internet Archivemwaxa., scritto da Moojan Momen e pubblicato in "Bahá'í Studies Bulletin", vol. 5, no. 3 - vol. 6, no. 1, Giugno 1991, pp. 84-113.
cite-note-5454. ↑ "God passes by" di Shoghi Effendi alla mwaxup. 165
cite-note-5555. ↑ "A Critical Analysis di "God passes by" scritto da Imran Shaykh, vedere il capitolo su mwaxk"The Decline of Mirza Yayha and His Subsequent Deeds"
cite-note-5656. ↑ "He ordered the wife of the Bab, [Fatimah Khanum, the sister of Mulla Rajab-Ali Qahir. She was the temporary wife (Siqah) of the Bab in Isfahan] to arrive in Baghdad from land of Sad, [Means the city of Isfahan in Babi terminology] with hundred treachery and contempt, he took her for one full month, afterwards he gave her away, to that bastard Dajjal from land of Sad.",mwax0mwax4Extracts from the memoirs of Nabil Zarandi on the conduct of the Babis in Iraq, prefazione e traduzione di Sepehr Manuchehri
cite-note-5757. ↑ mwayiL'albero genealogico dettagliato del sito azali gli attribuisce 5 mogli: Badr-i Jahan, Ruqiyya, Maryam, Kulk-i Jahan et Fatima.
cite-note-5858. ↑ Fabrizio Frigerio, "Un prisonnier d'État à Chypre sous la domination ottomane: Soubh-i-Ezèl à Famagouste", mwayyΠρακτικά του Γ Διεθνούς Κυπρολογικού Συνέδριου [mwaycAtti del III Congresso Internazionale di Studi Ciprioti], Nicosia, Cipro, 2001, vol. 3, pp. 629-646.
cite-note-5959. ↑ "Died, apparently soon after arrival." E.G. Browne, mwaysA Traveller's narrative written to illustrate the Episode of the Bab, Cambridge, 1891, vol. II, p. 384.
cite-note-6060. ↑ mway8The Cyprus Exiles" mwazaArchiviatomwaze l'11 marzo 2007 in mwaziInternet Archivemwazm. di Moojan Momen, in mwazuBahá'í Studies Bulletin, 1991, p. 99.
cite-note-6161. ↑ "Now this Holy Person [i.e. Subh-i Azal] before his death had nominated [as his executor or successor] the son of Aqa Mirza Muhammad Hadi of Dawlatabad, who was one of the leading believers and relatively better than the others, in accordance with the command of His Holiness the Point [i.e. the Bab], glorious in his mention, who commanded saying, “And if God causeth mourning to appear in thy days, then make manifest the eight Paths,“ etc. until he says, “But if not, then the authority shall return to the Witnesses of the Bayan “."
cite-note-6262. ↑ Il successore designato da Ṣubḥ-i Azal, nato nel 1862-63, è morto nel 1940. Secondo Denis MacEoin: "Yahyâ, however, devoted his energies to education and literature and seems to have had little to do with Babism." (mwazwThe Sources for Early Bâbî Doctrine and History, A survey, Leiden, 1992, p. 38, nota 125).
cite-note-6363. ↑ "The small but influential circle of Azalī Babis and their sympathizers included at least six major preachers of the Constitutional Revolution. By the beginning of the 20th century the separation of the Bahai majority and the Azalī minority was complete. The Babis, loyal to the practice of dissimulation (taqīya), adopted a fully Islamic guise and enjoyed a brief revival during the reign of Moẓaffar-al-Dīn Shah. As they broadened their appeal beyond the Babi core, a loose network of assemblies (majles) and societies (anjomans) gradually evolved into a political forum in which both clerical and secular dissidents who favored reform were welcome. These radicals remained loyal to the old Babi ideal of mass opposition to the conservative ʿolamāʾ and Qajar rule. An example of their approach is Roʾyā-ye ṣādeqa, a lampoon in which the notorious Āqā Najafī Eṣfahānī is tried on Judgment Day; it was written by Naṣr-Allāh Beheštī, better known as Malek-al-Motakallemīn, and Sayyed Jamāl-al-Dīn Wāʿeẓ Eṣfahānī, two preachers of the constitutional period with Babi leanings. Such figures as the celebrated educator and political activist Mīrzā Yaḥyā Dawlatābādī; Moḥammad-Mahdī Šarīf Kāšānī, a close advisor to Sayyed ʿAbd Allāh Behbahānī and chronicler of the revolution; and the journalist Mīrzā Jahāngīr Khan Ṣūr-e Esrāfīl shared the same Babi background and were associated with the same circle." Lemma «Constitutional revolution, i. Intellectual background», mwa0aEncyclopaedia Iranica
cite-note-6464. ↑ mwa0q"Modern Babism" mwa0uArchiviatomwa0y il 5 febbraio 2007 in mwa0cInternet Archivemwa0g., articolo in inglese dellmwa0o'mwa0sEncyclopaedia of the Orient.
cite-note-6565. ↑ mwa08mwa1aThe Complete Call to Heaven of the Bayán, scritto da August J. Stenstrand, edito da Muhammad Abdullah al-Ahari con un'introduzione di G. E. Browne sul Babismo e pubblicato da Magribine Press, Chicago, 2006, ISBN 978-1-56316-953-3.
Bibliografia
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
• mwa-k(EN) mwa-o"La religione del Bayan" sito dei seguaci attuali di Ṣubḥ-i Azal, con una mwa-sfotografia, una mwa-wbiografia scritta da Atiyya Ruhi e mwa-0l'albero genealogico di Ṣubḥ-i Azal.
• mwa-8(EN) Blog di N. Wahid Azal, con delle fotografie e degli scritti di Subh-i-Azal, su wahidazal.blogspot.ch. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2018).
• mwbae(EN) mwbai"Il Testamento del Bab", successione del Bab, con commenti.
• mwbaq(EN) mwbauBayan Ic. Materials for the study of the religion of Bayan.
• mwbac(EN) mwbagJalal S. Azal, The Religion of the Bayan and the Claims of the Baha'is. 1967-1971, Cyprus. , Bayanic Digital Publications, January 2004.
• mwbao(EN) William McElwee Miller Collection of Bābī Writings and Other Iranian Texts, 1846-1923, alla Princeton University Library.